CLAUDIO STRINATI

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ROMA 1999 
“La bellezza trionfa con la cera colorata e costringe il pittore ad amare la sua
opera dando una voce alla cera e una parola alla pittura”

(Alessandro Severo, imperatore romano, 222-235 d.C.)

L’ Encausto è una pittura parietale e da cavalletto. Il termine deriva dal latino “encaustica” che significa pittura a fuoco. Si tratta di un’antica tecnica, già diffusa al tempo degli Egizi, dei Greci e dei Romani. Meglio nota come pittura pompeiana, fa uso di colori miscelati nella cera d’api e fissati e fuoco con appositi ferri detti “cauteri o cestri”.
Di questa tecnica non si sa molto, e poco si ricava dalle fonti classiche.
Ne parlano Plinio: “Cera punicafit hoc modo ventilatur sub die saepius cerafulva…” (lib. XXI cap. 49 “Naturalis Historia”), e Vitruvio nel “De Architectura”.
Di recente ho avuto modo di vedere alcune opere eseguite da  Michele e Luciano Paternuosto, che con la loro tecnica, praticata sin dal 1980, dipingono su intonaco fresco o secco di calce e sabbia, su legno, marmo, terracotta, ecc…, raggiungendo con ognuno di questi supporti un identico risultato cromatico, adoperando colori non compatibili con l’affresco. A mio giudizio, e visti i risultati da loro raggiunti, direi che non si è lontani da un ritorno all’antica conoscenza dell’encausto.

ROMA 2000 
II lavoro di Michele Paternuosto sotto la denominazione di Morena Art, è un lavoro in cui la competenza artigianale e lo spirito della ricerca hanno trovato un interessante punto di equilibrio. Alla maniera di certi antichi che ci hanno lasciato insegnamenti preziosissimi inerenti alle tecniche artistiche, Paternuosto ha basato le sue indagini sulla esercitazione pratica e sulla verifica sperimentale delle deduzioni accumulate in molti anni di studi interessanti. II problema fondamentale che si è posto e quello relativo all’encausto e alle sue applicazioni.
Si tratta di una domanda che i ricercatori si sono posti da tantissimo tempo con risultati sovente contraddittori. Come era fatto veramente l’encausto?

Non e altro che una variante dell’affresco tradizionale, lucidato a cera dopo la stesura, come molti studiosi si sono indotti a credere, o una tecnica specifica applicabile sia alla pittura murale sia ad altri eventuali supporti in cui la cera e di fatto incorporata nella materia pittorica con procedimenti oggi non più recuperabili. 
Dietro a una questione del genere si sono affaticate menti assai sottili, senza mai giungere ad una soluzione definitiva.
Oggi si può dire che la dimostrazione elaborata da Paternuosto ha tutta la dignità e la forza di convincimento per dover esser presa in attenta considerazione da tutti coloro che hanno veramente a cuore il progresso degli studi e la corretta conoscenza delle tecniche antiche. Paternuosto ha potuto dimostrare come la tecnica dell’encausto sia in realtà ricostruibile, su qualunque supporto, partendo dall’idea di base dell’incorporazione della cera nel colore, col conseguente riscaldamento delle superfici dipinte attraverso strumenti metallici che, appunto riscaldati e applicati alla pittura provocano lo sciogliersi della cera all’interno della stesura e la sua stabilizzazione definitiva all’interno della pittura stessa con quell’effetto di brillantezza ed omogeneità assoluta dell’insieme della pellicola pittorica che al tatto si manifesta liscia e compatta e nella sostanza costituisce un’unita di materia di straordinario fascino e pregnanza luminosa.
Partendo da questo presupposto semplice ma di immediata comprensione, il nostro ricercatore ha sviluppato innumerevoli aspetti collaterali dello studio e li presenta adesso per sollecitare l’attenzione, la critica ed il dibattito dei conoscitori d’arte, animato da onesta dedizione al lavoro e da un’encomiabile moralita, cosi tipica per chi viene da una corretta tradizione artigiana e vuole esporsi al giudizio altrui con limpida coscienza ed apprezzabile discrezione.

LUGLIO 2006
Non ho altro merito, nei riguardi del maestro Paternuosto, se non quello dell’amicizia. Ci conosciamo da molti ani. Lui ebbe fiducia in me e io in lui e, e da allora, questo legame è rimasto forte e vivo. Io riconobbi subito in lui, e penso che oggi tutti lo riconosceranno, l’impegno e lo scrupolo del vero scopritore, colui , cioè, che crede nella propria ricerca e nelle capacità di investigazione senza alcuna presunzione ma anche senza falsa modestia. Mi colpì il procedimento seguito da Paternuosto nella sua attitudine a studiare il mondo antico, immune da qualunque pregiudizio. Il tema era ed è bellissimo perché riguarda uno dei grandi misteri (che mistero non lo è affatto) della tecnica artistica degli antichi: encausto. “Quanto è stato detto e scritto sull’argomento!” pensai quando ebbi l’occasione di avvicinarmi al lavoro di Paternuosto nella sua bottega. Mi accorsi, poi, che lui stesso lavorava come gli antichi e che non aveva alcun timore reverenziale verso chi ci ha preceduto. Aveva soltanto il giusto atteggiamento, misto di reverenza e fiducia, di riuscire a capire cosa accadde veramente al tempo dei romani, visto e considerato che quegli uomini erano come noi, non erano dotati di superpoteri ma avevano una competenza e una dedizione assolutamente straordinarie. Non voglio sovrappormi al caro maestro e mettermi a spiegare, quale sia stata la sua scoperta come egli l’abbia approfondita. FINE

Prof. CLAUDIO STRINATI 
Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma