FAYUMM

Michele Paternuosto 12
FAYUMM e l’IMPERO.
Con il famoso nome del FAYUM, si indica la depressione o quella che è la più estesa oasi del deserto Egiziano. Si designa anche una serie di ritratti, circa 500 del I secolo a.C. alla fine del III secolo. Queste opere fortemente realistiche sono state realizzate per lo più con l’impareggiabile tecnica di pittura a cera, che è quella dell’ENCAUSTO; eseguiti quasi tutti su tavole con misure 22 x 39 cm. Elenco alcuni nomi di essenze locali e stranieri: Sicomoro, Cedro, Abete, Cedro del Libano, Quercia, Acacia Nilotica, Pioppo, Tiglio e Cipresso. L’Egitto, di epoca ellenistica prima e romana poi, ospitava numerose comunità greche, soprattutto ad Alessandria e nei ritratti si avverte la forte arte Ellenica. Questi ritratti oggi si possono ammirare nei maggiori musei del mondo tra cui: il Museo de Il Cairo, il British Museum, il Royal Museum of Scotland, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Louvre di Parigi e la Pinacoteca di Brera di Milano etc.
Declino dei ritratti e dell’Encausto
I ritratti sono suddivisi in due gruppi: Encausto e Tempera.
Le opere più pregevoli sono quelle eseguite con la tecnica dell’Encausto, infatti, questa riesce a rendere i colori molto più vividi e duraturi della tempera stessa, creando così un forte effetto “impressionistico”. In alcuni casi questi ritratti erano impreziositi applicando in alcune zone la foglia d’oro. Di solito vi è ritratto il volto di una sola persona posta frontalmente su un pro plasma di un unico colore, di solito grigio, con aggiunta a volte di elementi decorativi. Bisogna dire anche che, oltre alla robustezza dell’encausto, in confronto della tempera ci è stato di aiuto alla conservazione dei dipinti e i loro supporti, di solito tavole, il clima secco dell’Egitto con scarsa umidità, infatti, quest’ultimo ha permesso la conservazione di questi capolavori; mentre è quasi impossibile trovare opere di arte greco-romana, in Grecia o in Italia che in quel periodo era dominante in tutto il Mediterraneo. Se si escludono i fattori climatici possiamo considerare altre cause, che possono spiegarci il declino dell’arte e con loro anche la preziosa tecnica dell’Encausto in tutto l’IMPERO ROMANO. La mia opinione: la principale causa è da ricercarsi nella crisi economica dell’Impero, iniziata nel III secolo d.C. creando cosi l’impoverimento dei scambi commerciali nel mar Mediterraneo, innalzando prezzi e difficoltà a reperire materie pregiate provenienti dai paesi vicini o quelli più lontani con la conseguenza che, le classi più agiate ,furono incapaci poi di finanziare opere di alto costo come le pitture a Encausto: ritratti, decorazioni parietali (pittura pompeiana), statuaria etc. Seguendo la scia della crisi nell’IMPERO, ci rendiamo conto che in tempi normali gli scambi commerciali erano lenti, ma con la crisi si sono trovati con più difficoltà, rallentando la ricchezza e la cultura Romana. Senza contare il flagello delle invasioni barbariche, sopravvenute alla crisi di ROMA. Concludendo, la crisi a fatto si che nell’Impero Romano ci fossero sempre meno committenti per l’arte e con essa la cultura raffinata muore. Cosi, scivolando nei secoli successivi quei maestri adepti per la pittura a Encausto man mano scompaiono e insieme a loro le preziose procedure di esecuzione. Rimangono preziosi scritti di VITRUVIO I secolo a.C. in De ARCHITECTURA e di PLINIO il VECCHIO in NATURALIS HISTORIA I secolo d.C. senza alcun cenno alle procedure di esecuzione deboli tracce in monasteri Bizantini ma anche loro non lasciano scritti di procedure.